Persi nel loop infinito degli algoritmi dei social media
Like, notifiche push e feed personalizzati sono progettati per attivare il sistema di ricompensa del cervello e prolungare il tempo di utilizzo. I problemi maggiori provengono dagli algoritmi delle grandi piattaforme di social media, che favoriscono fenomeni come il cosiddetto «rabbit hole»: ad esempio, se una persona mostra ripetutamente interesse per temi come la depressione, la solitudine o il suicidio, l’algoritmo le propone una quantità sempre maggiore di contenuti simili, il che rischia di rafforzare difficoltà e stati d’animo negativi. Gli algoritmi reagiscono perlopiù al tempo di visualizzazione e alle interazioni, non ai reali bisogni o al benessere delle persone adolescenti, e il loro funzionamento risulta poco chiaro persino agli «addetti ai lavori». Per questo, da dicembre 2025 in Australia vige un divieto di utilizzo dei social media per bambini e adolescenti sotto i 16 anni. In genere sono le singole piattaforme a stabilire i limiti di età. Nella maggior parte dei casi la soglia è fissata a 13 anni, e ciò vale anche in Svizzera.